Al centro, Venere, dea greca dell’amore e della bellezza si erge nuda sopra una grande conchiglia che galleggia sul mare. La sua postura flessuosa evoca il modello statuario della Venere pudica dell’antichità classica. Con un gesto di estrema grazia, tenta di coprire la sua nudità con le mani e con i lunghissimi capelli biondi mossi dal vento.

Sulla sinistra si trovano Zefiro (il vento dell’ovest) e la ninfa Aura. Soffiando all’unisono, spingono la conchiglia verso la terraferma, mentre intorno a loro cade una pioggia di rose, fiori che secondo il mito nacquero proprio insieme alla dea.

L’Ora della Primavera: Sulla destra, ad accogliere Venere sulla riva, c’è una delle Ore (le ninfe delle stagioni), identificata specificamente con la Primavera. Indossa uno splendido abito bianco ricamato con fiori e si tende in avanti per avvolgere la dea con un ricco mantello rosa decorato con motivi floreali.

Per i filosofi neoplatonici, il mito pagano di Venere non era un’esaltazione dell’erotismo carnale, ma un’allegoria spirituale: la venuta dell’Amore Divino nel mondo e la nascita dell’Anima attraverso la bellezza. La nudità della dea simboleggiava la purezza, la semplicità e la verità dei valori morali più alti.