Retrato de Rodolfo II en traje de Vertumno

“Vertumnus” (noto anche come Il ritratto di Rodolfo II in veste di Vertumno) è una delle opere più celebri, ingegnose e affascinanti del Manierismo, dipinta a olio su tavola nel 1591 dal maestro italiano Giuseppe Arcimboldo.

L’opera rappresenta l’imperatore del Sacro Romano Impero, Rodolfo II d’Asburgo, personificato come Vertumno, l’antica divinità romana delle stagioni, della vegetazione e del mutamento, famosa nel mito per la sua capacità di trasformarsi in qualsiasi forma desiderasse.

Fedele al suo inconfondibile stile delle “teste composte”, Arcimboldo non dipinge tratti umani comuni, ma un perfetto assemblaggio di fiori, frutta e ortaggi che attivano il fenomeno psicologico della pareidolia: le guance sono mele, il naso è una pera, le sopracciglia sono spighe di grano e il petto è ricoperto da zucche, carciofi e foglie.

L’imperatore apprezzò moltissimo il quadro. Non si trattava di una caricatura (un semplice scherzo), bensì di una sofisticata propaganda politica del tardo Rinascimento. Includendo frutti di tutte le stagioni e persino del Nuovo Mondo, il dipinto simboleggiava che sotto il saggio e fiorente regno di Rodolfo II la natura era in perfetta armonia e l’impero godeva di un’eterna età dell’oro e dell’abbondanza.

Arcimboldo dipinse l’opera a Praga, dove lavorava come pittore di corte per gli Asburgo. Nel 1648, durante il sacco di Praga alla fine della Guerra dei Trent’anni, l’esercito svedese saccheggiò le collezioni d’arte del castello imperiale, portando il quadro in Svezia come bottino di guerra.